20
May

Dal libro "Le Finesi si raccontano" - La casa del cuore, di Maria Cairoli

Da giovanissima abitavo in un locale presso la corte dei ‘Riveta. Di giorno gestivo la bottega dell’umbrulée e di sera mi occupavo, con grande sacrificio, della mia famiglia. Quello che mio padre più desiderava per la nostra famiglia era una casa del cuore, non più soltanto una casa dove abitare. Un posto non soltanto per dormire, ma anche per sognare. Un posto dove crescere una famiglia con amore. Un posto dove non semplicemente far passare il tempo, ma dove provare gioia con noi.

La casa del cuore

di Maria Cairoli - racconto a quattro mani con mia nipote Ilaria

 

Da giovanissima, con mio papà Battista ed i miei tre fratelli Luigino, Francesco ed Enrico, abitavo in un locale presso la corte dei ‘Riveta’, proprio di fronte alla Piazza della Chiesa. Di giorno gestivo la bottega dell’umbrulée al pian terreno e di sera, al primo piano, mi occupavo, con grande sacrificio, della mia famiglia. Per anni sono stata un po’ di tutto: l’esperta riparatrice di ombrelli, il papà, occupato come tranviere presso l’Azienda di Trasporti Comasca e la mamma, venuta a mancare prematuramente, di tre fratelli più piccoli da accudire. Ricordo che questa soluzione non ha mai permesso a nessuno di noi di poter considerare quei locali come una vera e propria casa. C’era il locale adibito al lavoro, nonché la bottega vera e propria, sul cui retro si apriva una piccola cucina; il suo pavimento trasudava umidità e, talvolta, anche il passaggio di qualche topolino che i miei fratelli si divertivano a rincorrere. Una scala conduceva al secondo locale, la camera da letto: una e piccola che ci costringeva a dormire tutti e cinque insieme, tre in un letto matrimoniale e due su una brandina.

Nel 1949 fu attivato un intervento gestito da INA-Casa volto ad attivare provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per i lavoratori. Inoltre, il piano era stato definito anche per favorire le famiglie a basso reddito, come la mia, alle quali furono proprio affidati i primi appartamenti terminati.

Mi trasferii in Via Roma, dove tuttora abito con mio marito Luigi. Se i miei fratelli ed io eravamo ancora troppo giovani per poter apprezzare questo dono, mio papà ne era perfettamente consapevole. Ricordo tuttora il volto di mio papà: il suo sorriso solare trasmetteva perfettamente quelle parole che non riusciva a pronunciare. Il suo corpo ed il suo viso celebravano le sue emozioni ed il suo desiderio, oppresso per troppi anni, di avere una casa propria. Quella sì che era una vera e propria casa: una casa grande, luminosa, con più locali ed un bagno tutto nostro! Ricordo tuttora l’immensa felicità di mio papà la prima volta che siamo entrati in quei locali che, da lì a poco, sarebbero diventati la nostra casa. In mezzo a tante sfortune che mio papà aveva dovuto affrontare, la consegna delle chiavi di casa ha rappresentato per lui la possibilità di ‘toccare il cielo con un dito’.

Quello che più desiderava per la nostra famiglia era una casa del cuore, non più soltanto una casa dove abitare. Un posto non soltanto per dormire, ma anche per sognare. Un posto dove crescere una famiglia con amore. Un posto dove non semplicemente far passare il tempo, ma dove provare gioia con noi.

Mi auguro che quella felicità di mio papà possa essere trasmessa ai miei giovani nipoti perché, prima o poi, arriverà anche per loro il momento di “mettere su casa”. Così come lo è stato per noi, li invito a godersi quel momento di gioia assoluta: la casa è il luogo dove risiede l’amore, dove vengono creati i ricordi, dove arrivano gli amici e dove la famiglia è per sempre.