31
Jan

Incontro di FAE (Feminists for Another Europe) con le rappresentanti del «Movimento delle donne curde in Europa» Parigi 26 e 27 gennaio 2018

Le tre amiche curde hanno tenuto a sottolineare la gravità dei bombardamenti decisi dal governo turco su Afrin, che, è bene ricordarlo, si trova all’interno della Confederazione Democratica della Siria del Nord, ovvero del Rojava. Il popolo curdo che, avendo dato una grossa mano alla sconfitta del Daesh a Racca e Mosul era divenuto «affidabile», è ritornato nella «lista nera», fra coloro che sono considerati «terroristi», per consentire al governo turco la possibilità di attaccare.

Incontro di FAE (Feminists for Anther Europe) con le rappresentanti

del « Movimento delle donne curde in Europa » 

Parigi 26 e 27 gennaio 2018 

 

L’incontro è nato da due  desideri convergenti. Quello  delle amiche curde di informare sulla drammatica situazione attuale del popolo curdo (e specialmente delle donne) e sulla singolare esperienza  della Confederazione Democratica del Rojava  e dal nostro desiderio.

E quello di  FAE (Feministes for Another Europe) di conoscere meglio il progetto del Rojava ed in particolare   l’apporto ad esso del movimento delle donne curde.

Interesse comune era invece quello di  discutere di come oggi il femminismo possa diventare il motore di un progetto di società capace di mettere in discussione e sovvertire gli attuali sistemi di potere e tutte le forme di oppressione, sfruttamento e subordinazione.

 

L’incontro si è articolato in tre momenti nei quali si è discusso:

 

a) della situazione attuale ;

 

b) del ruolo delle  donne nel progetto del Rojava ;

 

c) della necessità di un nuovo movimento femminista internazionale .

 

a) Le tre amiche curde hanno tenuto a sottolineare la gravità dei bombardamenti decisi dal governo turco su Afrin, che, è bene ricordarlo, si trova all’interno della Confederazione Democratica della Siria del Nord, ovvero del Rojava. Il popolo curdo che,  avendo dato  una grossa mano alla sconfitta del Daesh a Racca e Mosul era divenuto «affidabile»,  è ritornato nella «lista nera», fra coloro che sono considerati  «terroristi», per consentire al governo turco la possibilità di attaccare.

 

Secondo Nursel , Anima ed Hazal questo attacco è chiaramente rivolto all’esperimento del Rojava, un esperimento che ha dimostrato possibile la convivenza pacifica e democratica tra differenti popoli (convivono infatti sul medesimo territorio differenti etnie, in particolare qualche centinaio di arabi provenienti dalla regione di Aleppo). Ma c’é di più, sotto attacco sono anche le donne ed il loro diritto all’autodeterminazione che nell’esperimento del Rojava è riconosciuto e sostenuto a partire dalla grande partecipazione delle donne alla lotta emancipatrice del popolo curdo contro la costruzione di uno stato islamico.

 

b) Le donne curde hanno avuto un ruolo determinante nella lotta per la liberazione del Kurdistan. A partire dalla loro capacità di resistere alla diaspora ed alla frammentazione popolo curdo trasformando la sofferenza in determinazione e coraggio.

Determinazione e coraggio che le hanno portate a rifiutare un semplice  ruolo di  “accudimento “  e ad aprire i necessari conflitti all’interno del movimento di liberazione per ribadire la loro competenza (anche nella lotta armata)  e le loro capacità organizzative. Questa determinazione ha permesso loro, già nel 1987 quando vede la luce la prima associazione di donne curde, di comprendere che essere curde e donne significava essere un soggetto doppiamente colonizzato nella società e nella famiglia .

Nei numerosi incontri di sole donne a cui hanno dato vita  si sono poste la questione del potere ed hanno rimesso in discussione i rapporti fra i sessi ed hanno fatto della lotta contro l’ideologia patriarcale uno dei requisiti indispensabili della lotta di liberazione, perché se le donne non sono libere nessuno puo’ dirsi libero .

Queste considerazioni portano a dire che le vere ispiratrici del progetto del Rojava sono le donne curde.

 

Il progetto si fonda su alcuni punti essenziali :

 

- la consapevolezza maturata nella pratica che lo Stato-Nazione è un formidabile strumento in mano ai poteri dominanti (patriarcale e capitalista) per mantenere il sistema di dominazione, sfruttamento, colonizzazione e che quindi fosse necessario  cambiare l’obiettivo della propria lotta.

Non è stato facile cambiare il paradigma ideologico sostituendo alla lotta della lotta di liberazione per uno Stato indipendente del Kurdistan quella per una Confederazione democratica.

Sono state soprattutto la donne a lavorare in questa direzione per convincere la maggior parte del popolo curdo della necessità di tale cambiamento;

 

-la scelta di non considerare come fine l’occupazione territoriale ma la costruzione di forme di convivenza fra differenti etnie orientate a far convivere in armonia tutte le componenti del Medio Oriente ;

 

-il riconoscimento e la messa in pratica di principi quali : l’eguaglianza, la rappresentazione paritaria dei sessi, il riconoscimento di tutte le confessione religiose e di tutti i partiti, un’economia fondata sul locale ed orientata al mutualismo ed all’autogestione, la scelta ecologica .

 

Ora le donne curde sono impegnate ad approfondire ciò che viene chiamato  Jinealogia  cioè  un percorso e insieme uno strumento di critica e decostruzione della storia

 

E’ per tutti questi motivi che il  Rojava è un esperimento « pericoloso »per chi vuole mantenere , in medio oriente come dappertutto, ogni forma di dominazione e di sfruttamento in particolare nei confronti delle donne.

 

c) Alla luce del fondamentale ruolo del femminismo curdo nel progetto del Rojava la nostra discussione ha riguardato la situazione odierna del movimento femminista.

 

Abbiamo condiviso la convinzione che per essere davvero incisivo il movimento femminista deve essere in grado, oggi più che mai, di porre la questione del potere e del superamento degli attuali sistemi di potere per elaborare un progetto di società differente.

 

Da questo punto di vista il movimento femminista  internazionale “Non una di meno”, che si è manifestato lo scorso anno riempiendo le strade e le piazze di molti paesi, ci è sembrato un esempio  concreto di un nuovo femminismo capace di rioccupare lo spazio della politica per partecipare ed esprimersi su ogni aspetto della vita di tutte e di tutti.

Un movimento che vuole unire  la lotta contro la violenza a quella contro la precarizzazione del lavoro ed insieme contrastare l’omofobia, il razzismo e la xenofobia.

Un movimento dunque che esprime il desiderio e la necessità di un impegno ancor più determinato nella lotta per migliorare le nostre vite e l'insieme delle relazioni sociali.

Un movimento che va sostenuto, diffuso, animato.

 

Con questo impegno e questa speranza abbiamo chiuso il nostro incontro promettendoci di restare in contatto per mantenere vivi la relazione  ed il confronto fra noi.

 

Nicoletta Gini, Anita Giuriato, Nicoletta Pirotta 

IFE Italia / FAE

 Pubblicato da Elena Merazzi